Non è un semplice libro di calcio, né l’ennesima raccolta di statistiche o tabellini (anche se i tabellini ci sono!). È un viaggio che si snoda attraverso decenni di storia della squadra più amata della Capitale, uno percorso “mai in equilibrio tra esaltazione e sconforto profondo”, dove ogni partita diventa un frammento di vita vissuta. Un’opera che supera i confini della cronaca sportiva per restituire l’essenza di una passione che unisce generazioni di tifosi, diventando esperienza letteraria. È proprio questo l’intento de La domenica andavamo all’Olimpico: elevare il racconto a qualcosa di simile a un’opera impressionistica che catturi il legame totalizzante esistente tra i tifosi e la squadra, un rapporto emozionale che trascende la vicenda sportiva per diventare parte integrante del vivere quotidiano. Il tempo che passa, i ricordi illuminati dalla narrazione sono tessere di un mosaico che parla non solo della storia del club ma anche di chi l’ha vissuta con sguardo partecipe, intrecciando le sue vicende personali con quelle della squadra. Perché, in fondo, per i tifosi la vita non è altro che ciò che succede tra una partita della Roma e l’altra.
A questa visione contribuisconole testimonianze dirette raccolte dai calciatori che hanno vestito la maglia giallorossa:
“Se ne parla ancora perché è stata una cosa clamorosa… è stato un furto, cavolo… non c’è niente da dire!” – così Maurizio Turone ricorda, dopo tanti anni, il suo gol annullato contro la Juventus nel 1981.
“Agnelli disse a Boniperti: tutti i giocatori trattati da Viola o li prendi tu o gli metti il bastone di traverso. Negli acquisti importanti che fece mio padre, da Boniek (che doveva arrivare anni prima) a Rizzitelli, fu necessario fronteggiare l’intromissione della Juventus, che o prendeva il giocatore o si inseriva per alzare il prezzo.” – sono le rivelazioni di Ettore Viola sulla rivalità tra suo padre e la Juventus negli anni Ottanta.
“Non era una squadra di fenomeni, però aveva fatto gruppo e aveva voglia di arrivare in fondo e vincere qualcosa di importante.” – Ruggiero Rizzitelli descrive in questo modo lo spirito della squadra che arrivò in finale di Coppa UEFA nel 1991.
“Una volta i Carabinieri mi hanno fermato a Piazza Venezia: io pensavo che volessero farmi una multa perché andavo troppo veloce e invece volevano solo fare una foto insieme. Era tutto bloccato per me!” – così Miki Konsel racconta uno degli episodi più divertenti e meno conosciuti accaduto durante i suoi anni di permanenza a Roma.
Tutte voci che intarsiano una narrazione limpida e partecipe che – tra partite, profili di giocatori e interviste – invita a riscoprire il lato umano e poetico del calcio, raccontando emozioni che rischierebbero di perdersi nell’ingiallire del tempo.





