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Dalle corse con papà a Boston: il rapporto tra Chelsea Clinton e la maratona

La figlia dell’ex presidente degli Stati Uniti ha tagliato il traguardo della distanza in 3h40’52”, un ottimo risultato per una runner amatoriale

Nello scorso mese di aprile, la maratona ha occupato le prime pagine dei giornali sportivi per i record straordinari che ha fatto registrare: da quello assoluto di Sabastian Sawe, che il 26 aprile a Londra ha tagliato il traguardo in 1h59’30, a quello di Giuseppe Damato, che il 12 aprile a Milano aveva polverizzato il record del mondo della categoria degli ultranovantenni con 4h30’30. Primati incredibili, da super atleti dotati, oltre che di impegno, dedizione e volontà, di fisici portentosi che la natura elargisce con parsimonia agli esseri umani. Soddisfazioni personali che, entro limiti più circoscritti, riescono a ornare anche le vite di persone con percorsi diversi, nelle quali non sono tanto le prestazioni a rimanere nella memoria quanto la storia che le distingue. Come quella di Chelsea Clinton, che il 20 aprile scorso, sul traguardo della maratona di Boston, ha chiuso in 3h40’52”, il suo nuovo primato personale. Niente di rilevante rispetto ai record prima menzionati ma sicuramente un ottimo risultato per una runner amatrice ultraquarantenne che riflette la sua passione per la corsa, che ha trovato spazio negli anni tra un ménage familiare impegnativo (dalla figura ingombrante dei genitori ai tre figli) e il lavoro. Era la sua prima partecipazione a Boston: ad aspettarla sul traguardo c’erano i genitori Bill e Hillary oltre a Meb Keflezighi, vincitore nella capitale del Massachusetts nel 2014. Una scena suggestiva, anche se è il dato sportivo a destare maggiore interesse: Chelsea, 46 anni, ha corso una gara solida, con una prima metà in 1h49’41” e una seconda in 1h51’11”, su un percorso non semplice che richiede lucidità e gambe reattive. Lei stessa, a caldo, ha definito la sua prestazione “amazing”, tradendo una soddisfazione più che legittima per un risultato che delinea una traiettoria in progressione notevole per una donna che, soltanto intorno ai quarant’anni, ha cominciato a pensare seriamente alla maratona.

Le maratone a NY – Chelsea Clinton, infatti, corre da oltre vent’anni, ma soltanto nel 2021 ha debuttato sulla distanza a New York, chiudendo sotto le quattro ore, in 3h59’09”. In seguito, è tornata sulle strade dei cinque boroughs ottenendo 4h20’34” nel 2022, 3h45’51” nel 2024 e 3h44’22” nel 2025. Con quel 3h44’22” ha ottenuto il tempo utile per Boston: per le donne nella fascia 45-49 anni, lo standard 2026, infatti, era 3h45’00”. Risultati che fanno comprendere che Chelsea alla corsa non può rinunciare. Forse anche per via del rapporto con il padre, che in molti ricordano, durante il suo mandato, fotografato insieme alle guardie del corpo mentre faceva jogging prima di iniziare le sue intense giornate di lavoro. Certo, non un vero e proprio runner ma comunque un riferimento familiare che, probabilmente, ha avuto un’influenza decisiva nello spingere la figlia verso questo sport.

Corsa e famiglia – Chelsea ha raccontato di aver fatto qualche sgambata con Bill da ragazza, ma di aver iniziato davvero a correre a Stanford. Prima ancora della maratona, aveva praticato calcio e balletto, senza ambizioni da atleta d’élite. La scelta della distanza più lunga, in ogni caso, non è stata banale, per una donna che deve trovare il tempo per allenarsi incastrandolo nei suoi numerosi impegni: il lavoro alla Clinton Foundation, l’insegnamento alla Columbia Mailman School of Public Health, i libri e la famiglia numerosa. Una famiglia che è stata inevitabilmente coinvolta nella grande passione di Chelsea, che nel 2021 raccontò che per i suoi figli era difficile capire perché la madre non potesse “vincere” una maratona. Lei rispose che la questione non era vincere la gara, ma provare ad affrontarla, lavorarci su e finirla. Uno dei tanti insegnamenti che uno sport esigente come il running sa impartire: si possono fare cose difficili in momenti diversi della vita, e non sempre necessariamente per ottenere una vittoria assoluta.

Spazio di normalità – Nell’attaccamento di Chelsea alla maratona è ravvisabile anche l’esigenza di una donna inesorabilmente “perseguitata” dal proprio cognome a trovare spazi di normalità nei quali potersi misurare, senza avere alcun dubbio legato all’influenza della sua famiglia d’origine. La corsa è uno sport che non fa sconti, non concede scorciatoie, traduce in termini quasi matematici ciò che si è fatto in allenamento nel risultato della gara. In questo contesto cristallino, viene da pensare che la Clinton trovi nel percorso dei 42.195 metri un territorio ideale per dimostrare a se stessa e agli altri qual è il suo reale valore. Perché non saranno mai il padre, due volte Presidente degli Stati Uniti, né la madre, già Segretario di Stato e candidata più votata alle elezioni presidenziali del 2016, a trovare il tempo, la forza, la dedizione e l’energia per arrivare al traguardo della specialità più epica che orna le Olimpiadi

Articolo pubblicato su: https://paolovalenti.substack.com/p/dalle-corse-con-papa-a-boston-il?utm_source=share&utm_medium=android&r=21bz3r&triedRedirect=true

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