Il passaggio di Gianluigi Donnarumma dal PSG al Manchester City, oltre ad essere stato uno dei casi più intriganti di calciomercato dell’estate appena passata, ha funzionato da elemento rivelatore dell’ultima evoluzione di Guardiola, uno degli allenatori che ha segnato di più il calcio degli ultimi vent’anni. In molti si sono chiesti come mai l’ex allenatore del Barça abbia deciso di ricorrere all’utilizzo di un portiere dalle caratteristiche “classiche” come il titolare della nostra Nazionale (bravissimo con le mani, meno a suo agio quando c’è da giocare il pallone) dopo che, negli anni passati, si era affidato a Ederson, emblema dell’estremo difensore capace di utilizzare i piedi come un uomo di movimento.
Una scelta che a prima vista sembrava bizzarra, diventata poi comprensibile dopo aver visto come hanno iniziato a giocare gli Sky Blues in questa stagione, con un nuovo approccio che dimostra un passaggio evolutivo nel pensiero tattico del tecnico catalano, approdato a Manchester nel 2016 con convinzioni ben lontane da quelle tradotte sul campo dai suoi uomini in questo inizio di Premier League.
L’arrivo al City
All’epoca, lo spagnolo aveva ereditato da Manuel Pellegrini una squadra che alternava il 4-4-2 con il 4-2-3-1: in poco tempo, Pep la convertì al 4-3-3. Il vero cambiamento che portò Guardiola, però, più che nei numeri, risiedeva nei movimenti e nei concetti che alimentavano la disposizione in campo dei calciatori e la loro interpretazione dello spazio. I terzini iniziarono a stringere verso il centro del campo in fase di possesso per creare sovrannumero centrale e garantire stabilità contro le transizioni negative.
La costruzione dal basso, con il mediano che si abbassava tra i centrali e il portiere trasformato in un regista arretrato, era la peculiarità forse più evidente dell’impostazione di quella squadra. Le due mezzali si posizionavano in zone più avanzate, risultando più difficili da marcare. Con queste caratteristiche il City vinse la Premier per due stagioni di fila (2017-18 e 2018-19). Fu la legittimazione di un metodo. I modelli di Guardiola, però, non sono mai stati concepiti per essere statici, piuttosto punti di maturazione di concetti precedenti che pongono le basi per un’evoluzione successiva. Che, all’inizio del nuovo decennio, prese le forme fluide di una squadra che attaccava senza ricorrere a un centravanti di ruolo.
L’era del “Falso Nove” e il ritorno al centravanti puro
Un adattamento che il tecnico catalano decise di attuare per evitare di essere prevedibile e non consentire agli avversari di adottare misure efficaci per contrastare il gioco che aveva proposto negli anni precedenti. Con i terzini a salire sulle fasce, le ali che convertivano verso le zone centrali del campo e gli interpreti più avanzati a fare movimenti che permettevano gli inserimenti dei centrocampisti, il City dei primissimi anni Venti caricava su più uomini la minaccia offensiva. Cancellando i punti di riferimento tradizionali, la squadra era molto più difficile da leggere rispetto alle sue versioni precedenti, ricavando un vantaggio competitivo che andava oltre il pur elevato valore dei suoi interpreti. Arrivati a questo punto, alcuni pensavano che la progressione dell’idea di calcio di Guardiola avesse raggiunto un punto definitivo. Ma si sbagliavano.
Quando, nell’estate del 2022, i Citizens acquistarono Erling Haaland, molti si domandarono cosa c’entrasse un attaccante con quelle qualità con i dettami che aveva sviluppato Pep nelle ultime stagioni, frutto della convinzione che il centravanti della squadra potesse essere lo spazio, come aveva avuto modo di dichiarare già nei suoi anni al Barcellona. Forte fisicamente, devastante in progressione e nei duelli aerei, capace di inquadrare la porta con facilità e potenza: questo era, ed è, il profilo di Erling Haaland. Costringere il centravanti norvegese ad adeguarsi a un modello tattico che non prevedesse un attaccante puro come lui sarebbe stato un non-sense. In effetti, fu chiaro sin dalle prime partite della nuova stagione che sarebbe stata la squadra ad adattare il suo modulo e i suoi schemi al nuovo arrivato, non il contrario.
Lo scopo era evidente: rispondere a un problema crescente nella Premier League come quello di scardinare le difese schierate in aree di rigore affollate. Difficile continuare a farlo ricorrendo alla strategia del falso nove quando questa si veniva a scontrare, una volta interpretata sin dai suoi passaggi iniziali, con squadre ben organizzate che opponevano dei coriacei blocchi bassi. Haaland, giocatore dall’impatto monumentale, ha offerto al City sbocchi offensivi che prima non esistevano: la sua minaccia aerea ha reso i cross una soluzione diventata, in certi momenti, persino preferibile, mentre la sua velocità nell’attaccare la profondità costringe le difese avversarie ad abbassarsi, creando spazi fondamentali tra le linee. Una presenza di questo genere ha costretto la squadra a rimodellarsi.
Per massimizzarne l’impatto, Guardiola ha iniziato a impiegare esterni come Doku e Savinho, adatti a saltare l’uomo per allargare il campo e creare corridoi centrali per il norvegese. Con la consueta elasticità interpretativa del calcio moderno, i Citizens sono tornati spesso a disporsi con un canonico 4-2-3-1 che, in fase di possesso, si può trasformare in un 3-2-5, una struttura disegnata per servire e supportare il centravanti norvegese e creare una potenza di fuoco micidiale all’interno dell’area avversaria.
L’utilizzo evoluzione di Guardiola: l’ingresso di Donnarumma
Le stesse domande che aveva sollevato nel 2022 l’acquisto di Erling Haaland si sono in parte riproposte la scorsa estate quando, sulla sponda biancoceleste di Manchester, è approdato Gianluigi Donnarumma, portiere dalle doti indiscutibili ma che, con la palla tra i piedi, non spicca tra i migliori. Ederson, estremo difensore brasiliano per tanti anni al servizio di Guardiola, aveva rappresentato sempre un punto di riferimento nella costruzione dal basso, potendo disporre di un ottimo tocco di palla che gli consentiva di agire alla stregua di un giocatore di movimento e di creare la superiorità numerica adatta per superare la pressione alta. Difficile immaginare due portieri più diversi.
Eppure, il Gigio nazionale oggi è il numero uno dei Citizens, pienamente integrato nella struttura tattica. Ma di quale struttura parliamo, esattamente? Quella di questa stagione rappresenta un ulteriore aggiornamento rispetto a quella della stagione precedente ed è, in qualche modo, la prosecuzione naturale di ciò che ha significato l’inserimento di un centravanti come Haaland in attacco. La sua imponenza fisica, la capacità di vincere i contrasti con i difensori avversari e di conquistare il pallone permettono alla squadra di potersi affidare ai lanci lunghi dell’estremo difensore invece che cominciare il gioco appoggiandosi totalmente alla costruzione dal basso. Il tecnico catalano ha scientemente rinunciato a un portiere dai piedi d’oro per acquistarne uno meno abile sotto quell’aspetto ma sicuramente più forte tra i pali.
Un cambio di paradigma vero e proprio, che permette alla squadra di neutralizzare l’efficacia del pressing alto avversario e di sfruttare al meglio le qualità di Haaland. Una sorta di riavvicinamento a un sistema più “classico”, imperniato su una dimensione più fisica, dove il gioco aereo e i duelli tornano centrali. A ulteriore conferma c’è l’attenzione che il tecnico pone sullo sviluppo dei calci di punizione, un tempo non troppo studiati e oggi curati in ogni loro aspetto da un membro dedicato dello staff, James French. Un’evoluzione che, in certi momenti, arriva a considerare anche l’idea di lasciare il possesso palla agli avversari per colpirli in transizione offensiva, come è accaduto nel recente derby giocato contro il Manchester United.
Il percorso tracciato da Pep al City ha segnato una traiettoria evolutiva che, c’è da scommetterci, non è ancora finita. Ragionevolmente non ha senso pensare che si fermerà qui, perché la ricerca di soluzioni tattiche nuove da proporre sul campo è un’esigenza necessaria per mantenere un vantaggio competitivo sugli avversari, che nel giro di poco tempo possono adattarsi alle novità. La continua trasformazione delle scelte tattiche che Guardiola sperimenta dimostra che l’unica costante per rimanere ai vertici è promuovere il cambiamento.
Articolo pubblicato su: https://www.puntero.it/2025/10/15/evoluzione-di-guardiola-city-donnarumma/








